Il panorama digitale del 2026 si caratterizza per un’accelerazione simultanea su più fronti: adozione massiccia di Internet a livello globale, inasprimento della regolamentazione in Europa e integrazione dell’intelligenza artificiale in strati software finora risparmiati. Comprendere questi movimenti implica distinguere ciò che è una tendenza di fondo da ciò che rimane un effetto di annuncio.
Cyberminaccia nel 2026: cosa rivela il panorama dell’ANSSI
Il Panorama della cyberminaccia 2025, pubblicato dall’ANSSI l’11 marzo 2026, fornisce un punto di riferimento concreto. Il numero di incidenti confermati dall’agenzia è rimasto quasi stabile rispetto al 2024, e le compromissioni da ransomware sono leggermente diminuite. Questo dato potrebbe rassicurare, ma la lettura dettagliata sfuma il quadro.
L’ANSSI rileva una progressione degli incidenti di esfiltrazione di dati, cioè il furto silenzioso di informazioni senza richiesta di riscatto. I servizi cloud e le apparecchiature esposte su Internet (firewall, VPN, gateway di accesso remoto) rimangono obiettivi privilegiati. Il rapporto descrive anche compromissioni attraverso subappaltatori o ambienti di hosting condivisi.
Per le aziende, e in particolare per le PMI che esternalizzano una parte crescente della loro informatica, le notizie di Liaisons Numériques permettono di seguire queste evoluzioni nel tempo. La sfida non è più solo proteggere i propri server, ma verificare la postura di sicurezza di ogni fornitore che interviene sulla catena tecnica.
- Gli accessi di amministrazione remoti (VPN, RDP) devono essere oggetto di un audit regolare, poiché costituiscono un vettore di compromissione documentato dall’ANSSI.
- I contratti di hosting cloud dovrebbero includere clausole di notifica di incidenti e di isolamento degli ambienti.
- La mappatura dei subappaltatori con accesso tecnico al sistema informativo rimane un angolo morto frequente nelle PMI.

Accessibilità digitale: l’Atto europeo cambia le regole per il commercio online
Dal 28 giugno 2025, l’Atto europeo sull’accessibilità (European Accessibility Act) si applica a determinati prodotti e servizi digitali. Il commercio elettronico, i servizi bancari online e alcuni servizi di trasporto rientrano nel suo ambito. Questa obbligo riguarda il settore privato, non solo le amministrazioni pubbliche come avveniva con il solo RGAA.
Concretamente, un sito di e-commerce deve garantire che i suoi percorsi di acquisto siano utilizzabili da persone con disabilità. Ciò comprende la navigazione da tastiera, il contrasto dei colori, la compatibilità con i lettori di schermo e la strutturazione semantica delle pagine.
Per gli sviluppatori e i responsabili dei servizi digitali, il tema non è più facoltativo. L’accessibilità diventa un criterio di conformità legale, alla pari della protezione dei dati personali. Le aziende che vendono online all’interno dell’Unione europea devono integrare questi vincoli fin dalla progettazione delle loro interfacce.
Differenza tra RGAA e Atto europeo
Il RGAA (Riferimento generale per il miglioramento dell’accessibilità) regolava già i siti pubblici francesi. L’Atto europeo amplia l’ambito al settore privato per categorie di servizi specifiche. I due riferimenti coesistono, ma l’Atto europeo impone obblighi a soggetti che prima non erano coinvolti.
Intelligenza artificiale: il quadro normativo europeo si precisa
L’AI Act europeo struttura progressivamente gli obblighi dei fornitori e degli utenti di sistemi di IA. Il calendario di attuazione si estende su più anni, con scadenze diverse a seconda del livello di rischio attribuito a ciascun sistema.
I sistemi di IA ad alto rischio (reclutamento automatizzato, scoring bancario, dispositivi medici) sono soggetti alle esigenze più rigorose: documentazione tecnica, valutazione di conformità, sorveglianza post-commercializzazione. I sistemi a rischio limitato, come i chatbot, devono informare l’utente che sta interagendo con una macchina.
Per le aziende che integrano componenti di IA nei loro servizi digitali, la questione non è più se la regolamentazione arriverà, ma come preparare la documentazione e i processi di controllo attesi. Le PMI che utilizzano strumenti di terze parti (generazione di testo, analisi predittiva, selezione automatica delle candidature) dovranno verificare che i loro fornitori rispettino il quadro applicabile.

IA generativa e contenuti: un uso in rapida espansione
L’adozione dell’IA generativa progredisce negli usi quotidiani. I dati del rapporto Digital 2026, pubblicato da Kepios, Meltwater e We Are Social, confermano che più di 6 miliardi di persone sono ora connesse a Internet. In questo contesto, gli strumenti di generazione di contenuti, traduzione automatica e assistenza alla scrittura si diffondono in settori vari: marketing, servizi clienti, sviluppo software.
La questione dell’affidabilità dei contenuti generati rimane aperta. I motori di ricerca adattano i loro algoritmi per valutare la qualità e la credibilità delle pagine, il che spinge gli editori di siti a privilegiare contenuti strutturati, fontati e utili piuttosto che un alto volume di pagine superficiali.
Sobrietà digitale e dati: due temi che convergono
La gestione dei dati e l’impronta ambientale del digitale non vengono più trattate separatamente nelle strategie aziendali. La moltiplicazione dei servizi cloud, dei flussi video e dei modelli di IA comporta un crescente consumo energetico dei data center.
Gli utenti stessi mostrano una sensibilizzazione progressiva a queste problematiche. Lo smartphone rimane il fulcro centrale dell’ecosistema digitale, ma le pratiche di archiviazione, streaming e backup cloud sono sempre più messe in discussione sotto il profilo del loro impatto.
Per le aziende, la sobrietà digitale si traduce in scelte concrete: razionalizzare gli ambienti di sviluppo, limitare la raccolta di dati al minimo necessario, ottimizzare il peso delle pagine web. Queste decisioni tecniche si allineano con gli obblighi normativi sulla protezione dei dati e, ora, sull’accessibilità.
Il digitale nel 2026 si caratterizza meno per l’emergere di tecnologie radicalmente nuove che per la regolamentazione progressiva di tecnologie già implementate. La cybersicurezza delle catene di subappalto, la conformità all’Atto europeo sull’accessibilità e la preparazione all’AI Act costituiscono tre cantieri concreti che riguardano sia le grandi aziende che le PMI e gli sviluppatori indipendenti.



